Quando starnutisco chiudo gli occhi

Anche se in apparenza potrebbe risultare una domanda scontata o forse un po banale, prima o poi nella vita, ci capiterà una situazione nel quale andiamo a porci questa semplice domanda.

Perché quando starnutiamo chiudiamo gli occhi? Personalmente, anche a me è successo, un paio di settimane fa; mentre stavo guidando, mi resi conto di quanto fosse stato difficile provare a mantenere gli occhi aperti mentre starnutivo.

Non avendoci mai riflettuto, ma notando l’apparente difficoltà in quel gesto, soprattutto se al volante durante una curva, ho iniziato nei giorni seguire ad impegnarmi nel mantenere gli occhi aperti; perdendo giornalmente la sfida.

Cosi, anche se all’università avevo affrontato le materie di anatomia e fisiologia, ovviamente non avevamo trattato un qualcosa di cosi banale, visto che il carico didattico si focalizza ovviamente su ben altro.

Cosi, in maniera spontanea, aprì il mio cellulare e andai a controllare le risposte che venivano date dai maggiori siti internet.

Non nego, di aver fatto grandi risate, perché nella maggior parte dei casi venivano citati argomenti completamente fuori di testa, cosi mi nacque l’idea di scrivere io un articolo; per spiegare in maniera veloce la verità, e rammentare quante cavolate dilagano oggi online.

 

Indice

 

Perché chiudiamo gli occhi quando starnutiamo?

La premessa è molto semplice, nelle poche frasi a seguire ritroveremo all’istante la vera e unica risposta a questa domanda che va a situarsi nell’ambito fisiologico del corpo umano.

Mentre successivamente andremo a vedere in maniera simpatica le castronerie che vengono raccontate nei maggiori siti internet, fra il quale alcuni pure autorevoli.

Il processo fisiologico dello starnuto, è un riflesso nervoso del sistema nervoso centrale, che a seguito di un segnale da parte della mucosa nasale, permette al nostro corpo di liberarsi del corpo estraneo.

In maniera più semplificata, all’interno del nostro naso, abbiamo molti recettori che fanno capire al nostro corpo quando abbiamo un qualcosa che non deve essere li.

Cosi il corpo inizia un processo di profonda inspirazione, caratterizzato successivamente da un forte processo di espirazione; cercando di massimizzare la pressione per espellere il corpo estraneo.

Essendo però il normale ruolo del muco nel nostro naso, nel dover acchiappare ed intrappolare lo sporco, questo processo avviene solamente quando è captato un qualcosa di troppo grosso da racchiudere completamente.

In pratica, se aspiriamo un granello di sabbia, il corpo non proverà ad attivare la via dello starnuto; mentre magari per un banale pelo, di peso inferiore ma di volume più ampio, avvierà tale via.

Però ricordiamoci anche che il nostro corpo è perfettibile, ma non perfetto.

La maggior parte delle molecole tossiche, come determinate tipologie di particolato, bypassano questa difesa, arrecandoci cosi gravi danni.

Inutile a dirsi, le palpebre si chiudono per un riflesso involontario, pari a quello dell’allontanarsi nel sentire una forte fonte di calore

 

Serve a proteggere gli occhi?

E qui, iniziano con le improbabili teorie, nate dal buonsenso di voler allungare il brodo, o di voler provare realmente a dare una spiegazione alternativa al fenomeno.

Questa improbabile teoria, spinge il lettore a credere che le palpebre si chiudono, non per difendere di per se l’occhio da una pressione interna; ma dall’esterno.

In pratica si viene implicitamente a dire che le sostanze secrete dallo starnuto, possono essere irritanti o tossiche per il nostro occhio.

Di conseguenza quando starnutiamo, i nostri occhi si chiudono per difendersi da tali sostante.

Ovviamente, tale teoria è completamente non veritiera, per due motivi molto semplici: il contenuto di uno starnuto e l’angolazione delle cavità nasali.

All’interno di una secrezione derivante da uno starnuto, andiamo a ritrovare il muco, acqua, polveri, particolati e pollini.

Di per se tutte sostante non dannose per i nostri occhi, protetti da un film lacrimale; ovvero una sostanza acquosa che va a intrappolare tali particelle in modo completamente naturale.

Per di più, anche se l’occhio venisse a contatto con tali sostanze, in un paio di battiti delle palpebre, tali sostanze sarebbero già esterne.

Come seconda cosa, bisogna andare a vedere l’angolazione delle cavità nasali, rispetto agli occhi.

E basta osservare ciò per capire che nemmeno starnutendo sotto sopra è possibile andare a sporcare i nostri occhi con tali sostanze.

 

Serve a proteggere dalla pressione?

Questa seconda teoria, sempre molto comune nei vari articoli ritrovati nelle prime pagine di google, alludono al fatto che:

“Un millimetro di tessuto connettivo epidermico, riesca a difendere il nostro bulbo oculare dalla pressione scaturita dallo starnuto.”

E per accreditare tale teoria, vengono inseriti dati alquanto catastrofisti; come quello della velocità in se dello starnuto, che secondo varie fonti mai citate, può arrivare fino a 400 chilometri orari.

La cosa interessante però, è che quando parliamo di pressione, bisognerebbe avere dei dati riguardanti la pressione.

Ma sfortunatamente, non ne sono mai stati riportati in alcun modo tali dati.

L’idea che la pressione scaturita da uno starnuto, permetta alle nostre cavità oculari, nervi oculari e membrane di non riuscire a trattenere il bulbo, è anch’essa ridicola.

Su tale teoria, una persona che cade da una finestra si dovrebbe ritrovare con ogni organo esistente proiettato a decine di metri.

è impensabile andare anche solo a credere per un minuto a questa teoria, che sfortunatamente è accreditata con una bufala inventata, riguardante il 1800.

 

La bufala del 1800 sullo starnuto

Una storia simpatica, una donna, un auto, una serie di starnuti e occhi fuori dal cranio.

Ovviamente senza prove, documentazione, referti o testimonianze; ma andiamo ad analizzarla brevemente.

Un giorno, vicino alla fine del 1800, una signora stava guidando la sua macchina tranquillamente per la strada.

Ad un certo momento, la donna, iniziò ad avere una forte serie di starnuti, che le impedivano di guidare in maniera corretta e concentrata; cosi provò a tenere gli occhi aperti durante questa lunga sequenza di starnuti.

L’esito fu raccapricciante, gli occhi gli uscirono letteralmente dalle orbite.

Ora, facciamo finta di tralasciare tutte quelle domande sul numero della auto in circolazione nella fine del 1800, sulla loro velocità e quindi impossibilità nel poter chiudere gli occhi un paio di secondi.

Come è possibile dare la spiegazione ad un processo fisiologico, tramite un racconto inventato a tavolino da qualche burlone?

Esistono piante con proprietà benefiche raccontate da più di 6000 anni, e non si riescono ad avere delle prove su una storia molto particolare di soltanto 150 anni fa?

è ovviamente una bufala, e come tale non deve essere considerata.

 

Conclusioni

Quando si stimola il centro dello starnuto, il tronco cerebrale ordina contrazioni muscolari dall’esofago fino agli sfinteri anali, ciò include anche i muscoli che controllano le palpebre.

Quindi questa condizione è ovviamente solo un riflesso fisiologico involontario.

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