Arpagofito – proprietà, benefici, controindicazioni, usi

L’harpagophytum procumbens o arpagofito artiglio del diavolo, è una pianta africana, originaria prevalentemente delle zone del Sud Africa.

Riconducibile alla famiglia del sesamo, cresce in luoghi prevalentemente privi di vegetazione arborea, senza la presenza di fusti e alti fusti.

è facilmente riconoscibile, in quanto nella stagione primaverile inizia a germinare dei grandi fiori, con dei caratteristici petali di colore porpora.

Il suo frutto, molto particolare è creato da un tessuto lignificato, ovvero legnoso, con la presenza di molte protuberanze, simili a uncini lievemente appuntiti.

Da qui viene a crearsi il suo nome comune “artiglio del diavolo”; in quanto può capitare che piccoli animali, volatili o roditori, possano impigliarsi in tali frutti, provando dolore e di conseguenza facendoli muovere come se fossero “indemoniati”.

Metafore a parte, questo meccanismo botanico, come generalmente tutto ciò che caratterizza una pianta, ha uno scopo.

In questo caso, il frutto grazie ai suoi “uncini” può attaccarsi al pelo o al piumaggio degli animali, cosi da essere trasportato per alcuni metri lontano dalla pianta.

Questo in botanica viene definito un meccanismo di diffusione, utile per la riproduzione e diffusione di una specie vegetale.

Tradizionalmente, di questa pianta, si utilizzava la radice per curare una vasta gamma di patologie che decorrevano dalla febbre, a dolori ossei vari, come l’artrite, fino a delle comuni indigestioni alimentari.

In pratica era una classica pianta tradizionale dai mille benefici, i più confermati nei secoli successivi dalla scienza.

 

Classificazione dell’arpagofito

Nome Scientifico : Harpagophytum Procumbens

Famiglia: Pedaliaceae

Droga: radici di forma secondaria specializzata (tuberi)

Tempo Balsamico: Autunno

Anche in questo caso ricordiamo che con il termine droga, in botanica, si intende l’organo della pianta con la maggior presenza di principi attivi.

Dato che spesso è possibile ritrovare piante con gli stessi principi attivi sia nel fusto, fiori, foglie, frutti, radici.

In questi casi si va a cercare in quale organo ritroviamo una maggiore quantità di molecole, cosi da ottimizzare la resa della pianta.

Mentre con il termine tempo balsamico, andiamo a intendere sempre in botanica, quel periodo nel quale l’organo definito droga, possiede la maggiore quantità di principi attivi.

Il ciò può dipendere sia dalla stagione, ma anche dal periodo stesso della giornata; in quanto spesso i principi attivi sono metaboliti secondari utilizzati o stoccati in determinati periodi giornalieri nel ciclo della vita della pianta.

 

Perché l’arpagofito fa bene?

L’arpagofito o artiglio del diavolo, è una pianta benefica perché è ricca di principi attivi con molte funzioni riconosciute sul nostro organismo.

La sua radice, o più nello specifico il suo tubero, è ricco in grandi quantità di composti chimici come flavonoidi, fenoli, glicosidi, terpeni e molti altri composti vegetali.

Questa è una caratteristica interessante, visto che molto spesso all’interno del tubero ritroviamo prevalentemente delle riserve di amido per la sopravvivenza della pianta.

La molecola cardine di questa pianta, è della famiglia dei glicosidi e si chiama glicoside iridoide.

Il glicoside iridoide è un composto chimico con dimostrati effetti antinfiammatori; possiede anche effetti antiossidanti, in grado di ridurre la presenza delle dannose molecole chiamate comunemente radicali liberi.

Recenti studi, accreditano anche l’arpagofito come un ottimo integratore contro i fastidi della gotta e dell’artrosi.

Sembra possedere anche lievi effetti dimagranti e ipoglicemizzanti.

è fortemente sconsigliata l’assunzione nel caso di gravidanza, in quanto avendo anche un lieve effetto ossitocico, può indurre un parto prematuro.

In ogni caso, nei paragrafi successivi, andremo a visionare assieme in modo conciso, le sue proprietà e le sue controindicazioni e le sue diverse possibili fonti d’assunzione.

Se sei interessato ai vari effetti benefici delle piante puoi utilizzare questo elenco semplice e veloce! (e costantemente aggiornato!)

 

Funzione Antinfiammatoria dell’arpagofito

L’efficacia antinfiammatoria dell’arpagofito è descrivibile con la similitudine dei terpeni da esso contenuti alle prostaglandine, che sono mediatori del processo infiammatorio.

Inoltre è stato dimostrato da diversi studi scientifici, che i glicosidi iridoidi, hanno ottime funzionalità sempre a livello antinfiammatorio; tanto che sono stati testati come alternative di molti farmaci antinfiammatori specifico.

Da alcuni test su cavie, è stato evidenziato come una molecola specifica facente parte dei glicosidi iridoidi, detta arpagoside, abbia indotto una forte risposta antinfiammatoria.

Tuttavia, questa molecola deve essere ancora testata sul corpo umano, in quanto gli vengono attribuite più funzioni diverse; alcune già verificate, altre non ancora.

 

L’arpagofito promuove la perdita di peso

Sicuramente una funzione molto affascinante, recentemente scoperta attraverso dei test su cavie negli ultimi anni.

Al momento non è ancora verificata per l’essere umano, però sicuramente nei prossimi anni arriveranno articoli scientifici che ci daranno una visione complessiva più accreditata su questa funzione.

In pratica, i ricercatori hanno notato che l’artiglio del diavolo può indurre una diminuzione dell’appetito, grazie ad una interazione con l’ormone della fame, chiamato in modo specifico ghrelin.

La ghrelina, è un ormone endocrino con diverse funzioni, fra cui quella di stimolare l’encefalo facendo aumentare cosi il senso di fame.

Dal test sui topi è risultata una forte diminuzione d’assunzione di cibo, nei topi che avevano precedentemente assunto l’artiglio del diavolo, nelle 3-5 ore precedenti; confronto ai topi che non lo avevano assunto.

Questo dato, in termini matematici è stato quantificato verosimilmente vicino a un quarto di cibo in meno mangiato.

Ricordo però che questa interessantissima funzione, è stata verificata solo in studi su animali e non ancora sugli esseri umani.

 

Proprietà Antalgica dell’arpagofito

Come antalgica, si va a intendere quella classe di fastidi causati da dolori articolari vari, che possono andare da tendiniti, a contratture muscolari, ad artriti ad artrosi.

Questa proprietà è stata anch’essa dimostrata da diversi studi scientifici, dove si è evidenziata una  per esempio una diminuzione del dolore evidente nei casi di osteoartrosi in un centinaio di pazienti.

L’efficacia dell’artiglio del diavolo è stata valutata quasi alla parti dei comuni farmaci per trattare queste patologie.

 

Proprietà Ossitociche dell’arpagofito

Questa proprietà è abbastanza particolare, in quanto va a facilitare le contrazioni a livello uterino.

L’effetto desiderato può essere quello d’indurre il parto.

Dato questo effetto, è altamente sconsigliato l’utilizzo di questa pianta in gravidanza.

 

L’arpagofito allevia i sintomi della gotta

La gotta è un disturbo facente parte nell’insieme delle patologie riconducibili all’artrite.

è caratterizzata da un doloroso gonfiore, in concomitanza ad un arrossamento localizzato al livello delle articolazioni; spesso nelle ginocchia, caviglie e piedi.

La causa biochimica scatenante di questa patologia è un accumulo di acido urico nel sangue.

Nuovi studi scientifici, sono andati a verificare la funzionalità dell’artiglio del diavolo nel ridurre l’infiammazione causata dalla gotta, rilevando effetti interessanti.

si è quindi ipotizzato, che l’utilizzo d’arpagofito, può direttamente ridurre i livelli di acido urico nel sangue, anche se questa teoria non è ancora accreditata per mancanza di prove scientifiche.

 

Funzione Ipoglicemizzante dell’arpagofito

La funzione ipoglicemizzante, come dice il nome stesso, è un processo biochimico che va a diminuire il tasso di glucosio nel sangue; quella che comunemente viene definita come glicemia.

Questo effetto è realizzabile grazie ad una interazione con determinati enzimi, che sono coinvolti nella degradazione dell’insulina.

Diminuendo la distruzione della molecola dell’insulina, essa aumenterà di concentrazione nel nostro sangue, riducendo cosi direttamente i livelli di zucchero presenti in esso.

 

L’arpagofito riduce i dolori della lombalgia

Abbiamo già visto in precedenza come l’artiglio del diavolo sia utile per diversi disturbi a livello osseo/articolare nel nostro corpo.

Però da determinati studi scientifici, si è notato che esso ha una forte funzionalità specifica nei casi di lombalgia.

Nell’esperimento, si è testato il farmaco antinfiammatorio tradizionale per la lombalgia, paragonato all’artiglio del diavolo per 36 giorni; il risultato è stato notevole.

L’arpagofito ha agito nello stesso identico modo nella riduzione del dolore, paragonato al farmaco tradizionale.

Anche in questo caso, si è andato a valutare il beneficio alla molecola detta arpagoside, che nel caso della riduzione del dolore per la lombalgia è stato scientificamente provato.

 

Effetto Ipotensivo dell’arpagofito

Si è notata una riduzione della frequenza cardiaca in concomitanza con un effetto ipotensivo del flusso sanguigno.

Questa funzionalità è importante nel caso in cui siamo in una situazione d’ipertensione.

 

Usi e Dosaggi dell’arpagofito

Esistono diverse modalità per assumere l’arpagofito.

Decotto: procuriamoci un estratto secco in polvere, e inseriamo 5 grammi di composto in un litro d’acqua.

Facciamo bollire il tutto per 10 minuti per poi lasciarlo macerare per 10 ore.

In questo caso il decotto sarebbe da ingerire, anche se è sconsigliato dato il gusto molto amaro.

è molto più semplice recuperare un estratto secco in compresse per assumerlo.

Compresse: come per ogni altro integratore a base di erbe acquistato, atteniamoci a ciò che indica il rivenditore, leggendo in modo attento la confezione o l’eventuale foglio illustrativo.

Pomata: in commercio ultimamente è facile trovare gel o pomate a base di artiglio del diavolo, anche in questi casi, necessita seguire attentamente le istruzioni, in quanto la diluizione dei principi attivi e quindi la concentrazione della lozione stessa, dipende da produttore a produttore.

 

Controindicazioni dell’arpagofito

Effettivamente, sono presenti diverse controindicazioni riguardanti l’arpagofito.

Come prima cosa, bisogna evitare l’assunzione nei casi di gravidanza, per evitare indesiderate contrazioni uterine.

Questa astensione si prolunga anche successivamente alla gravidanza, ovvero nella fase dell’allattamento; in quanto per una corretta ristorazione dell’utero, tali contrazioni sono preferibilmente da evitare.

Dobbiamo porre attenzione a questa pianta anche se siamo nella presenza di diabete; in quanto il suo effetto ipoglicemizzante potrebbe abbassare troppo i livelli di glucosio nel sangue.

Inoltre si sono verificati anche comuni effetti indesiderati come la diarrea, reazioni allergiche (se siamo allergici al sesamo evitiamo questa pianta), tosse ripetuta, nausea e mal di testa.

Tutte queste controindicazioni sono spiegabili dall’elevata presenza dei diversi principi attivi presenti in questa pianta.

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